Francesco Martone

Francesco Martone

Domenica, 02 Agosto 2015 11:15

Erdogan, basta. Cessate il fuoco subito

ROMA - Ma com'è questa storia, prima ad agosto dello scorso anno hanno fatto aprire le Camere di fretta e furia per mandare armi i peshmerga (arrivate poi assai più tardi - e dei ferrivecchi), cosa che era già di suo assai dubbia come operazione.

ROMA - Allora, la Grecia. Ne stiamo parlando da settimane, mesi. Giustamente ci si indigna per i modi ed i contenuti dell’accordo imposto a Tsipras, ci si indigna della mancanza di democrazia in quei luoghi “ibridi” della governance economica della UE, la Trojka, l’Eurogruppo, il semestre europeo.

 

ROMA - Quando i miei amici stranieri mi chiedono cos'è Roma, gli rispondo " a donut", una ciambella. Sai una ciambella? Con il vuoto dentro e la pasta intorno? Solo che Roma è il contrario. Dentro c'è la città dei sogni, quella patinata dei turisti, quella che voi immaginate e sognate.

 

ROMA - La rampognata del Presidente della Repubblica al Presidente del Consiglio raccontata oggi da qualche quotidiano, riguardo la nomina del prossimo ministro degli esteri non può passare inosservata. Anzi indica una serie di questioni politiche rilevanti. Anzi forse una in particolare. A prescindere dalle dichiarazioni retoriche o di facciata sulle varie emergenze internazionali, o ai cosiddetti "lip-service" (pure chiacchiere) rispetto al resto della politica estera, il Presidente del Consiglio non sembra avere chiaro che fare politica estera è una cosa seria.

ROMA - La polemica tra Pinotti e L'Espresso sull'eventuale invio di militari italiani a Nassiriya se letta tra le righe disvela  una realtà assai preoccupante. Ascoltando l'audizione di Pinotti e del sottosegretario agli Esteri Della Vedova, si nota come di fatto in Parlamento viene semplicemente notificata la decisione di inviare un aereo cisterna e due Predator assieme alla eventualità di inviare circa 200 istruttori militari.

Venerdì, 11 Marzo 2011 17:47

Libia, la guerra e i diritti dei popoli

Da settimane ormai arrivano ogni giorno notizie drammatiche dalla Libia. Come in un copione conosciuto si snoda il linguaggio ufficiale e quello ufficioso, si imbastisce l’informazione e la controinformazione, si rispolverano vecchi armamentari ideologici per giustificare un possibile intervento militare o condannarlo a priori come guerra imperialista. Mentre si discute di “no fly zone”, “no drive zone”, gli alti quadri della NATO iniziano a studiare piani,  le diplomazie si lanciano in febbrili consultazioni e tentativi.  Ci viene dapprima proposta la retorica umanitaria, i “genocidi”, i paralleli con il Kossovo o il Ruanda, le inesistenti fosse comuni, o bombardamenti a tappeto contro civili. Un battage necessario per predisporre l’opinione pubblica all’uso delle armi.

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