Martedì, 30 Maggio 2017 13:22

Quando la tecnologia, oggi anglofona, parlava latino e greco

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Come è cambiato il linguaggio: dal fonografo allo smartphone 

Le grandi tappe della comunicazione nella storia dell’umanità non sono tante: prima  i graffiti rupestri che raccontano la vita quotidiana dei nostri maggiori; successivamente nei secoli, il teatro, prima greco e poi romano, con la rappresentazione visiva, sulla scena, delle emozioni; dai primi dell’Ottocento la fotografia (dal greco: photos e grafos, scrittura di luce), quindi il fonografo (dal greco phonos, scrittura del suono). Alla fine dello stesso secolo  il cinema (dal greco: kinema, moto, azione, quindi immagini in movimento, non più ferme come nella fotografia);  a metà del Novecento la televisione (dal greco: tele lontano,  quindi immagini  a distanza). Oggi il digitale (dal latino: digitus, dito, per dire azione con il minimo sforzo, muovendo appena un dito). 

Una constatazione inevitabile: in principio  i moderni  mezzi di comunicazione   si sono rifatti alle lingue morte della nostra civiltà mediterranea. C’è da chiedersi: perché all’epoca non si sono dati nomi diversi, con parole nuove? Forse per rassicurare quelli ai quali erano destinati e per fargli accettare la novità (la fotografia, il cinema, la televisione, il web) senza sconvolgerli troppo. Ma è una carineria che appartiene al passato. 

Oggi non è più così, al greco e al latino è subentrato l’inglese e chi non è un nativo digitale, oltre ad imparare come usarli, deve prima conoscere il nomi, tutti inesorabilmente inglesi, degli strumenti che ha dinanzi. Chi non ha dimestichezza con la lingua della “perfida Albione” (come Mussolini  esprimeva il suo disprezzo nei confronti della Gran Bretagna)  sta peggio degli altri, perché quello che è scaturito  dal computer ( dal latino: computus, calcolo)  é  tutto un anglicismo. Con la sola eccezione dei francesi i quali, tetragoni, si rifiutano di usare quella parola inglese e ancora oggi chiamano ordinateur   il loro computer. E se ne vantano.

Se ascoltate, non visti, un dialogo fra due telematici  d’avanguardia non capirete una parola, tanto astrusi e intraducibili sono i termini che usano coloro che  sguazzano felici nel mare magno (questo è latino autentico, non derivato) del web, (parola inglese per indicare  “l’insieme dei siti internet”). 

Ma siamo sicuri che tutti sappiano cosa vuol dire WWW? E’ un po’ come con i sette nani, ne manca sempre uno: è l’acrostico di  World Wide Web, letteralmente “rete di grandezza mondiale”. E, a proposito di web, non si contano le parole che indicano  strumenti, funzioni  e passaggi (non a caso si dice navigare) che non siano di origine inglese: android, iphone, ipad, download, code, email, browser, internet, cyber, PC (che non vuol dire partito comunista ma personal computer). E ancora  mail, sms, whatsapp, facebook, twitter, linkedin.  C’è da perdere la testa.

E’ soltanto un fatto generazionale. Mentre i nonni sono in difficoltà con il più elementare dei telefonini (lo chiamano ancora così perché gli ricorda l’apparecchio nero di bachelite che hanno avuto per una vita sulla scrivania:, oggi dovrebbero chiamarlo  smartphone, ma non ci riescono tutti!)  i loro nipotini  smanettano a tutta birra e vivono un’infanzia felice  alla velocità della luce.

E’ sempre stato così? Certamente, solo che fa male ammetterlo. Il conflitto generazionale sta tutto qui. Chi non ha detto almeno una volta nella vita: “Ah, i giovani d’oggi!” per deplorare il loro modo di vestire, di parlare, di rapportarsi col prossimo. E i giovani  non sono mai stati da meno: quando i telefoni  pubblici andavano a gettoni e stavano appiccati nelle cabine sulla strada,  la teen-ager dell’epoca se ne usciva con un “Devo gettonare la vecchia!” per dire che si sentiva in dovere, bontà sua,  di fare un colpo di telefono alla mamma per avvertirla  che sarebbe rientrata tardi. Oggi nessuno, neanche i più “matusa” (neologismo coniato dai padri dei sessantottini quando erano giovani) ti direbbe: “Ti farò un colpo di telefono”. Se lo dice,  è prudente mettersi un casco integrale, perché il telefono a cui pensa, di dura di bachelite, era  una vera arma impropria.  Oggi, indubbiamente, è difficile  accoppare un malintenzionato a colpi di smartphone, ma non si sa mai..

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