Blog di Caterina Carbonardi

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Mercoledì, 14 Settembre 2016 18:10

Non solo Coaching: come è cambiato il ruolo del CIO delle organizzazioni negli ultimi anni

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Qualche tempo ho avuto una interessante chiacchierata con un mio Cliente, con un ruolo di management in una organizzazione del mondo Finance. Ha rivestito nella sua esperienza diversi ruoli nell’ambito dell’ICT. Ne è nata una interessante riflessione sul cambiamento del CIO delle grandi aziende e dei leader delle aree che erogano i servizi interni e strategici alle aree di business, che mi fa piacere condividere con Voi.

Come ha inciso la crisi sui servizi che erogate?

La crisi economica si è fatta sentire non solo sulle linee di Business rivolta all’area consumer, abbassando l’incidenza delle attività dei Clienti finali con conseguente diminuzione dei relativi investimenti, ma avuto un impatto significativo sulle mansioni e attività anche dell’area IT.  Per farla breve “meno entrate -> meno possibilità di investire”.

Cosa è cambiato nei ruoli manageriali dell’area IT?

Partiamo dal passato e dal ruolo del CIO che negli anni addietro aveva trasformato la percezione delle IT da un’area di servizi commodity, che quindi reagiva alle esigenze delle richieste dei clienti interni ad un servizio che collaborava al miglioramento del Business dell’azienda, attraverso la proposizione di piani strategici anche a medio e lungo termine, tali piani attuavano dei cambiamenti importanti e dei miglioramenti dei servizi offerti ai Clienti finali. Insomma si portava in modo proattivo Innovazione al business. Era il momento in cui si parlava di Business Technology, che esprimeva proprio la collaborazione strategica e operativa tra linee di Business e IT. 

Ed oggi?

Il taglio dei costi, dovuto alla ritenzione del mercato, ha comportato una inversione di marcia

L’IT è vista di nuovo come una commodity, un servizio che deve rispondere alle esigenze puntuali con investimenti bassi, ed è vista come un costo necessario. Non c’è possibilità di pensare a sviluppi innovativi.

Impossibile fare strategia, impossibile partecipare al progetto di proposte innovative e utili al business.

Cosa comporta?

Lo skill dei manager si è abbassato, persone di grande esperienza che erano viste come un investimento con un naturale ROI per miglioramento e innovazione su Business. Ad oggi prendere un giovane, che comunque ha Know How e capacità, costa meno per gestire un servizio reattivo alle esigenze dei servizi erogati. Non serve fare piani strategici, che è comunque frutto di una consolidata esperienza maturata nel tempo. Anche i giovani la faranno, ma nel tempo che ci vuole. Però i giovani costano meno.

Che impatto ha tutto ciò?

Si migliora il pre-esistente, si ottimizza ciò che si ha. Difficile Innovare. 

Cosa ne pensi dell’approccio Agile?

E’ sicuramente un passo avanti nel posizionamento marketing di quello che si faceva una volta. Una volta i faceva Time material che si occupava dello sviluppo e gestione nei progetti. Oggi si fa un Time material condiviso che porta avanti il lavoro step by step. Obiettivo? Ottimizzare i costi, che male non fa ma non è solo di questo di cui abbiamo bisogno, poiché si riutilizza ciò che abbiamo sempre fatto con un vestito nuovo. 

Cosa ne pensi dell’IoT?

Di per se utile, ma ancora percepito come una commodity all’interno di alcune organizzazioni. Questo perché è privo di una strategia di business per migliorare e sviluppare i servizi. Si parla di IoT per controllare meglio cosa accade sul consumer, faccio l’esempio del pagamento elettronico è da fare è necessario.

Cosa sarebbe utile invece? 

Fare investimenti utili dove serve, osservare meglio alle esigenze che aprono nuove opportunità, maggiore attenzione alla crescita. Investire sulla ricerca e sviluppo. Certo con attenzione, non è periodo di grandi investimenti, ma non farla sparire del tutto.

Cosa suggeriresti alle aziende che si propongono a voi per erogare servivi, progetti o tecnologia?

Anche le aziende hanno subito una contrazione e hanno tagliato R&D. Si sono chiusi su vecchie soluzioni, che vengono riproposte, per seguire nuove esigenze, con personalizzazioni a volte troppo onerose e impattanti. Faccio un esempio banale. Sempre nell’ottica del controllo dei costi, qualche tempo fa eravamo alla ricerca di una soluzione di inventory per le nostre licenze sw utilizzate al nostro interno. Non abbiamo trovato nessuna soluzione che seguiva le evoluzioni di mercato dei sw consolidati. Ossia erano gli stessi prodotti di cui parlavamo anni fa, con personalizzazione ad hoc per le nostre esigenze, quindi progetti impattati sul costo servizi e tempi di realizzazione lunghissimi, e poi le prove di funzionamento, nessuna garanzia del funzionamento a priori. Ad oggi non abbiamo risolto. Continuiamo a farlo alla vecchia maniera, con vecchi strumenti e dove non siamo coperti a “mano”.

Alle aziende suggerisco di investire di più sui nuovi sviluppi. Avere un laboratorio di R&D all’interno che davvero raccoglie le esigenze dei clienti e le mancanze del mercato, per colmare i gap è la carta vincente.

Aiutarci a farci percepire il valore innovativo, supportarci nello sviluppo dell’ambito IoT o altro. 

Vedere noi clienti come partner, vedersi fra di loro come partner, in modo che, anche se stiamo tutti ancora soffrendo della crisi, attraverso l’unione delle forze possano portare avanti progetti utili e innovativi alla ripartenza del Business. 

Non aggiungo commenti personali a questa esperienza condivisa, con il permesso dell’intervistato, ma mi ha ispirato il seguente aforisma di Henry Ford “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo”.

 (Referenza contattabile in forma privata)

Caterina Carbonardi

Business Coach – Associated Certified Coach presso International Coaching Federation

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