Giovedì, 10 Settembre 2015 13:23

Le azzurre Canepa e Carlin convocate al Mondiale di 100 km corsa su strada

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ROMA - Il prossimo 12 settembre 2015 si svolgeranno in Olanda i Mondiali di corsa su strada della ultradistanza di 100km, i convocati uomini sono: Giorgio Calcaterra, Paolo Bravi, Hermann Achmuller, Silvano Beatrici, Marco Ferrari, Andrea Zambelli; mentre le donne convocate sono: Francesca Canepa, Monica Carlin, Elisabetta Albertini, Barbara Cimmarusti, Cristina Pitonzo.

Poco tempo fa ho avuto modo di sottoporre a Canepa e Carlin il questionario su Ultramaratoneti e gare estreme per approfondire il mondo degli atleti che praticano l’ultradistanza di corsa e riporto di seguito alcune interessanti risposte per conoscere le due atlete che si apprestano a rappresentare l’Italia con la maglia azzurra ai prossimi Campionati Mondiali di 100km in Olanda.

Quello che è emerso è che ad entrambe piace la fatica e lo sport di endurance.

Ti puoi definire ultramaratoneta?

Francesca: Mi posso definire Ultrarunner, perché principalmente corro lunghissime distanze ma prevalentemente in natura, quindi condivido l’etichetta di Runner ma non quella di Maratoneta. 

Monica: Direi proprio di sì, dal 2005 quando ho corso la prima ultramaratona, la 50 km Pistoia-Abetone.

Cosa significa per te essere ultramaratoneta?

Francesca: Significa semplicemente ritenere possibile correre QUALSIASI distanza. Senza limiti. Significa che il mio cervello non vede confini, il mio corpo neanche.

Monica: Correre oltre la distanza dei 42.195 km, avere resistenza e resilienza e rendere al meglio nelle gare lunghe.

Qual è stato il tuo percorso per  diventare un ultramaratoneta?

Francesca: Nel 2010 dopo una granfondo con gli sci ho capito di non faticare su distanze da molti ritenute già “lunghe”, lì erano 45 km. Così qualche settimana dopo ho provato un trail di 26 km e la settimana seguente ho provato una maratona vera, chiusa in 3.29 senza essere stanca. 2011 distanze fino a 100 km sempre in natura e 2012 fino a 330km.

Monica: Ho corso 1 maratona nel 2004 (prima gara in assoluto) e 3 nel 2005; poi ho corso la Pistoia-Abetone.

Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta?

Francesca: Mi piace l’endurance, spostare i confini di ciò che si ritiene di poter fare, provare a correre sempre più forte anche dopo molte ore. Adoro la sensazione di fatica appena finita la gara e vederla trasformarsi in recupero già nel giorno seguente. Io recupero subito.

Monica: Mi piace la fatica e lo sport di endurance.

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta?

Francesca: Mai avuto infortuni seri e soprattutto mai causati dalla corsa in sé. Quando ho avuto alcuni problemi sono sempre dipesi da errori a monte commessi da me, es. prendere storte perché partita stanca o infiammazioni causate da scarpe sbagliate. 

Monica: Finora tutti gli infortuni li ho superati bene.

Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?

Francesca: Il fatto che sia una cosa che mi riesce facilmente e mi permette di sperimentare un continuo progresso. 

Monica: Mi piace correre e mi piace correre a lungo; la soddisfazione di vincere le gare poi dà un valore aggiunto.

Hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare?

Francesca: In realtà mai, in genere ascoltando bene i segnali non mi succede. Ho sperimentato il limite psicologico, quello che per noia, brutte sensazioni o mancanza di reale motivazione, mi ha fatto staccare il pettorale. Ma non è mai successo per un limite dato dall’esaurimento fisico.

Monica: Finora mai; il mio nemico n. 1 è il freddo e l’ho patito veramente solo 1 volta alla Ultramarathon di Davos. 

Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme?

Francesca: Il semplice concentrarsi sul qui ed ora, mettere un piede davanti all’altro sapendo x certo che se la testa tiene il corpo mi segue. 

Monica: Arrivare in fondo bene ed essere regolare per tutta la gara.

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?

Francesca: Una gara in Spagna di 100km con 8000m di dislivello in cui mi sono persa nella nebbia. Angoscia allo stato puro, potrei dire terrore.

Monica: Nessuna in particolare la più difficile e nemmeno estrema. Per sforzo muscolare probabilmente i mondiali di Gibilterra nel 2010.

Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? C’è una gara estremi che non faresti mai?

Francesca: Non esiste, non la conosco. Però mi sono precluse tutte le prove senza balisaggio, non so usare bussole e cartine quindi sicuramente il mio limite sta li, non nel numero di km. E può stare anche nelle condizioni climatiche estreme, credo di non essere tagliata né per il caldo estremo né x il freddo estremo. 

Monica: Nessuna credo, con la debita preparazione; dato che il mio fidanzato è allenatore, sono facilitata. La distanza oltre i 100 km non mi attira.

Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici?

Francesca: La curiosità e la sensazione che il corpo comunque tende ad adattarsi e che se non faccio cose stupide tutto è possibile.

Monica: Non ho mai spostato avanti i miei limiti fisici. Finora sono sempre arrivata bene alle gare, a parte i crampi quando feci il record al Passatore in 7.35 e quando feci il record italiano della 6 ore su pista nel 2010.

Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?

Francesca: Nulla di particolare, io sono un’atleta da sempre, ho solo cambiato sport e questo in particolare lo pratico e lo vivo con molta naturalezza.

Monica: Sono felici e mi appoggiano, perché conoscono come mi alleno e sanno che corro con la testa, con la precisazione di cui sotto.

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa?

Francesca: In nessun modo perché non facendo allenamenti superiori all’ora e mezza, massimo due se vado in gita con qualcuno e succede raramente, la corsa non impatta sulla vita quotidiana.

Monica: Riesco a conciliare bene fino ad ora allenamento e lavoro.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta?

Francesca: Più che scoperte, direi che ho avuto conferme. Qualunque cosa abbia davanti l’aggettivo “ULTRA” amplifica il corredo di base, caratteriale o fisico che sia. Porta oltre, per definizione. Quindi ho avuto la conferma che se una cosa mi piace, se ci credo, nulla può impedirmi di portarla a termine. Se invece per qualsiasi motivo non provo più nessun piacere nel farla, semplicemente smetto di farla, qualunque sia la posta in gioco. Non mi arrendo se ne vale la pena, ma questo concetto si riferisce unicamente al mio sistema chiuso “mente-corpo”, non riesco a considerare obiettivi imposti o caldeggiati dall’esterno. L’aggettivo ULTRA amplifica anche la ribellione…

Monica: Di essere ferma, determinata e di saper ascoltare il mio fisico.

Usi farmaci, integratori? Per quale motivo?

Francesca: Uso ogni tanto gli omega 3 per il loro effetto antinfiammatorio generale, magnesio per il sistema nervoso e muscolare e ogni tanto vitamine del gruppo B per migliorare l’utilizzo degli zuccheri. Farmaci no perché non ho mai malattie e nel caso di infiammazioni meno ancora perché impedirebbero di controllare il reale andamento del problema. 

Monica: Mai farmaci, solo Sali quando è caldo e carbogel in gara.

Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali?

Francesca: Non ci penso neanche, già fatico a ricordare che bisogna rinnovare la visita annuale. 

Monica: La visita medico sportiva annuale, analisi del sangue ogni 6 mesi e la visita periodica con la nazionale.

Hai un sogno nel cassetto?

Francesca: Vincere la maratona di New York nella categoria Over 70.

Monica: Finora i sogni che avevo li ho realizzati.

Matteo Simone

Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR

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