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Inizia l’anno scolastico e le fanfare renziane, annunciano e promettono mirabolanti riforme della Scuola che, finalmente si dovrebbe avviare verso magnifiche sorti e progressive. Temo che rimarranno tali: annunci e promesse. Magari con ulteriori dosi di privatizzazione e di “modernizzazione”: di inglese e computer. Certo non risolveranno i drammatici problemi da cui è afflitta ormai da decenni: specie per quanto attiene alla Sardegna, caratterizzata com’è da un enorme “buco nero”.

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ROMA - La politica è prevedibile. Il disastro continua con l'affermazione della maggioranza che ottiene ancora una volta la fiducia. La sterile quanto miope politico dell'opposizione credeva forse in un miracolo!

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ROMA -  La Camera ha oggi detto sì alla fiducia posta dal governo sulla manovra finanziaria, con 316 voti favorevoli e 302 contrari (11 gli assenti).
Alle 18.30 sono iniziate le dichiarazioni di voto sul provvedimento e a seguire il voto finale. "Per un urgente adempimento", come informa una nota della Presidenza del Consiglio, dopo la votazione si riunirà il Consiglio dei ministri.

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Giovedì, 14 Luglio 2011 14:11

Manovra. Via Libera dal Senato

ULTIMORA - Il Senato ha approvato la manovra economica con il voto di fiducia. I sì sono stati 161, i no 135. Tre gli astenuti. Il decreto, adesso, passa all'esame della Camera.

ROMA - Il governo chiede il voto di fiducia al Senato sul decreto legge che contiene le misure della manovra economica. "Pongo la questione di fiducia sull'emendamento interamente sostitutivo del decreto legge", annuncia Vito, ministro per i Rapporti con il Parlamento, intervenendo nell'aula di Palazzo Madama.

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ROMA - Dopo l'accordo notturno sulla "questione" dei ministeri al nord il governo incassa alla Camera 317 sì alla fiducia, 293 no e 2 astenuti sul decreto sviluppo, ma dimostra ancora una volta di navigare a vista. Sono troppi i "se" e i "ma" che cercano di far quadrare un cerchio che assomiglia ogni giorno di più ad un quadrato. Ancora una soluzione "pasticciata" che prevede che al nord siano spostasti solo uffici di rappresentanza, sebbene siano uffici operativi!

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ROMA – Giorgio Napolitano non è rimasto in silenzio, come aveva lamentato la filosofa Roberta De Monticelli su “Il Fatto”; al contrario, ha parlato. E, per quanto sommessamente come si deve all’austerità della sua funzione, ha messo i puntini sulle i. Con la nomina di nove nuovi sottosegretari, dopo la promozione a ministro già avvenuta di Saverio Romano, la maggioranza è cambiata, non essendo più quella vincitrice del 2008. Insomma, dice Napolitano, si tratta né più né meno di un “ribaltone”, parola tanto cara ai gerarchi berlusconiani quando vuole conquistare il potere una maggioranza sconfitta alle urne. Tutto legittimo, per carità, continua il Capo dello Stato, a condizione che il Parlamento ne prenda atto e che il Governo ne faccia una comunicazione ufficiale, ottenendo una nuova investitura.

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I berlusconidi aspettano un’altra ventina di “crisi di coscienza”, che fornirebbero manodopera manuale anche alla Camera dei deputati. Fini e Casini lanciano il “Polo della Nazione”, una sorta di trincea di sbarramento. Reggerà?

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ROMA - Berlusconi per soli tre voti è riuscito ad ottenere la fiducia anche alla Camera, ma fuori dal Palazzo del potere è scoppiata la protesta. Anzi, abbiamo assistito ad una vera e propria rivolta popolare, quale risultato della devastazione dello stato sociale a cui il "berlusconismo" ha largamente contribuito.

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Il premier spinge, nel suo discorso al Senato, i moderati a votarlo per una maggioranza allargata. I dissidenti finiani sull’orlo della scissione. Casini gelido ma su di lui incombono le lunghe ombre di Tarcisio Bertone e Camillo Ruini, anime nere del tardo berlusconismo

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ROMA - Inizia questa mattina la resa dei conti in Parlamento con il dibattito al Senato e alla Camera che precede l'attesa votazione di fiducia prevista per domani.

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