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ROMA – Il 13 luglio ha compiuto 61 anni; vissuti pericolosamente. È forse il ministro meno amato di un governo che oramai ha toccato il vertice delle asprezze e il lumicino delle preferenze. Di lui ieri sera, durante un dibattito con Enrico Mentana su “La7”, in occasione della proiezione del film di Roberto Faenza “Silvio for ever”, Eugenio Scalfari ha detto: “Peggio di lui non ce n’è”. Parliamo di Maurizio Sacconi, di Conegliano, al quale il berlusconismo ha inopinatamente affidato la responsabilità del Welfare e del lavoro.

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ROMA - Era nell’aria…lo abbiamo detto e ripetuto ed ora qualcuno ne trae le conclusioni. La fine del Governo Berlusconi è vicina! «C'è poco da dire o da fare: l'apertura di Pisanu verso un Governo di larghe intese mette in luce tutto il malessere e l'insofferenza nei confronti del Premier che una maggioranza allo sbaraglio non riesce più a celare-

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ROMA – Ben pochi collegano l’inchiesta napoletana su Tarantini e Lavitola, nella quale il premier Silvio Berlusconi sarebbe vittima di estorsione, con la profonda crisi finanziaria che vede l’Italia sull’orlo del precipizio greco. Anzi, proprio la crisi finanziaria ha finito per far retrocedere le notizie su quell’inchiesta. Ed invece, il nesso è molto più evidente di quanto la comune attenzione del pubblico possa far sospettare.

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ROMA - Questa notte ci è arrivata una mail in redazione che  abbiamo letto con grande attenzione, nonostante i toni accesi. La missiva, giunta da un padre di famiglia, ci ha fatto riflettere molto sui veri problemi che il governo italiano sta completamente ignorando, fuggendo di fatto alle proprie responsabilità nei confronti dei  cittadini, a prescindere dal loro credo politico.

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Venerdì, 02 Settembre 2011 16:44

La Manovra: una soap opera

ROMA - Ormai il commento alla manovra si avvia a divenire un rito ripetuto, spesso ripetitivo e qualche volta anche noioso in attesa che arrivi finalmente quella vera, la madre di tutte le manovre, quella che a questo punto potrebbe non contenere nessuna delle proposte finora avanzate.

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ROMA - "Tra qualche mese me ne vado ...vado via da questo paese di merda...di cui...sono nauseato...punto e basta...". È questo lo sfogo del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in una conversazione intercettata la sera del 13 luglio scorso sull'utenza panamense di Valter Lavitola, nell'ambito dell'inchiesta della procura di Napoli sulla presunta estorsione al premier.  

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ROMA - Come sempre è l'unico a rimanere soddisfatto vendendo come perfetto il suo diabolico prodotto.

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ROMA – Sul caso Penati (l’ex capo della segreteria di Bersani accusato di reati gravi quali la corruzione) non poteva non “scendere in campo” il panzer-divisionen Maurio Gasparri, l’uomo dallo sguardo lungo e dalla mente fine della destra italiana. “Si scrive Penati si legge Bersani. Il sistema di potere dei Ds-Pd emerge con chiarezza dalle vicende di Sesto San Giovanni. Appare come la continuazione delle tradizionali vicende che hanno visto il principale partito della sinistra al centro di un sistema finanziario ricco di risorse e povero di trasparenza, per non dire altro”, ha scritto in una nota il presidente dei senatori di casa Arcore. Abbandonato ogni garantismo, che Gasparri lascia esclusivamente ai suoi colleghi di partito pluripregiudicati, la mente fine del Pdl risuscita la vecchia e stantia storia di mani pulite e di Antonio Di Pietro, che avrebbe salvato, nella vecchia inchiesta, il Pci per poi incassare il dividendo politico e diventare ministro della sinistra. Nel frattempo Valter Veltroni ha annunciato una querela contro Maurizio Gasparri, che lo sfida in un pubblico confronto.

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ROMA – Certo, il nome è tutto un programma: Penati, come gli dei del focolare domestico nell’antica Roma. Se poi si va a guardare all’etimologia, si scopre che deriva da “penus”, cioè “cibo”, ciò di cui l’uomo si nutre. Proprio un problema di “nutrimento” quello che sta assillando l’ex presidente della provincia milanese, nonché ex capo della segreteria politica del leader Pierluigi Bersani. Secondo l’inchiesta della procura di Monza, Penati era al centro di un vorticoso giro di tangenti, che diversi imprenditori hanno dichiarato di avergli liquidato. Non solo: i magistrati stanno indagando per sapere se almeno parte di quei soldi non siano finiti addirittura a Roma, quindi al Pd nazionale e, a quello che si sa, i sospetti sono assai forti.

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Lunedì incontro decisivo fra Berlusconi e Bossi per una nuova manovra economica. Salvi i piccoli comuni e le province, nessun ritocco delle pensioni, aumento dell’Iva. Insomma, tutto il contrario di quello che voleva il superministro economico

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