Sandro Marucci

Sandro Marucci

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Per rendere omaggio agli artisti e intellettuali che si opposero alle imposizioni culturali del regime staliniano e ne subirono le ben note, tragiche persecuzioni, l’anziano regista Andrey Khrzhanovsky, nato a Mosca nel 1939, nel suo film “Il naso o la cospirazione degli anticonformisti” che definire tout court d’animazione è riduttivo, si è ispirato a due capolavorii:

Le bocche inutili del titolo sono quelle delle donne internate in un campo di concentramento nazista, a Fossoli, in Emilia, anticamera del campo di sterminio dove sono destinate, ultima tappa del viaggio di dolore e di tormento iniziato a Roma con il rastrellamento nel ghetto di migliaia di ebrei.

Un giovane aitante vice-sceriffo dell’Arizona, inviso ai superiori per l’atteggiamento insofferente verso la burocrazia dei regolamenti di polizia, viene spedito a New York con un incarico nel quale potrebbe giocarsi la carriera, almeno così sperano i suoi detrattori: farsi consegnare dal carcere dov’è rinchiuso un pericoloso assassino e riportarlo in Arizona.

L’improvvisa scomparsa, a 77 anni, di Catherine Spaak sta riportando sul video il film del suo debutto nel cinema italiano, I dolci inganni, diretto da Alberto Lattuada nel 1960.

E’ la storia di Kamila, tredicenne di origine marocchina che vive a Torre Annunziata in una famiglia povera. 

Fra i boschi della Bosnia, tre fratelli di età diversa, un bambino, un adolescente, un adulto, vivono la loro giornata di pastori di pecore sotto lo sguardo vigile del padre, un fanatico mussulmano che un giorno si fa arrestare per aver cercato di fare proseliti in Siria.

Per “italianizzare” l’Alto Adige Mussolini fece trasferire fra quei monti poliziotti e carabinieri meridionali, ma anche maestri di scuola, pompieri e impiegati pubblici di ogni grado. Il risultato fu l’ulteriore approfondirsi del fossato già esistente fra la locale popolazione di lingua tedesca e i malcapitati “terroni”, di fatto deportati dai lontani paesi di origine.

Ispirato alla storia vera di Medi Meklat, è un film che addita   il lato negativo dei social network, ma non solo.

ROMA - Può una donna nascondere con il lavoro la sua tormentata vita privata? Gli uomini lo fanno spesso, con vari risultati, ma una donna, per di più giovane e bella, come se la cava con una doppia vita?

Un film sull’orrore e l’inutilità della guerra: non è il primo e non sarà l’ultimo ma questo è particolarmente violento e colpisce. Ne è autore Miklos Jancsò, il maestro del cinema ungherese che ebbe una particolare predilezione per raccontare la storia patria. Il film fa parte di una trilogia sullo stesso tema: la guerra che non conosce vincitori ma solo vinti. Jancsò nel 1990 ebbe dalla Mostra di Venezia il Leone d’oro alla carriera.

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